Oltre lo scandalo Epstein
- Angelo Soro
- 3 feb
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 7 giorni fa
I files, l’opacità della trasparenza e il sistema di potere che mercifica i corpi come status symbol

Premessa
In questi ultimi giorni, dopo il rilascio e la pubblicazione di famosi Epstein Files da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti nell’ambito dell’Epstein Files Transparency Act, ho letto una parte dei documenti e, con tutta sincerità, sono stato travolto da un misto di orrore, rabbia, vergogna e senso di impotenza.
Ho perciò interrotto la consultazione e credo che d’ora in avanti mi limiterò a leggere i resoconti e le analisi di chi ha l’interesse professionale e l’esperienza per immergersi in quella pozza di fango, senza rischiare di andare ai matti.
Solo uno scandalo?
Ciò premesso, il caso Epstein rischia di essere ricordato come l’ennesimo scandalo popolato da nomi eccellenti, da Clinton al principe Andrea, fino ai grandi intellettuali e alle star della finanza globale.
Ma fermarsi alla lista dei potenti coinvolti significa perdere il punto centrale.
La vera posta in gioco non è il gossip giudiziario bensì il sistema di potere che quei documenti, al di là della loro rilevanza penale, rivelano con inquietante chiarezza.
La pubblicazione di milioni di pagine, video e immagini, resa possibile da una promessa di “trasparenza” politica, produce un paradosso: l’eccesso di dati non illumina, ma opacizza.
Carte decontestualizzate, relazioni spezzate, inviti, biglietti aerei, lettere amicali: un mare magno informativo che rischia di dissolvere il senso complessivo della vicenda.
In questo rumore di fondo, l’attenzione mediatica si concentra sui nomi celebri, mentre scompaiono sia le vittime sia la struttura che ha reso possibile l’abuso.
Esisteva (o esiste ancora) una struttura
Ed è proprio questa struttura il cuore dello scandalo!
Dai documenti emerge non una somma di abusi isolati, ma una sorta di rete globale che intreccia finanza, politica, intelligence e jet set internazionale. Un sistema incentrato su uno scambio di sesso e favori che funziona come un linguaggio interno di un’élite transnazionale.
La disponibilità di ragazze, spesso e volentieri minorenni, diventa uno stemma, un segno di appartenenza, uno status symbol che certifica l’ingresso in un circuito di potere che si auto-legittima.
In questo contesto, il corpo delle donne non è soltanto merce: diventa a tutti gli effetti merce di lusso. È un investimento simbolico che rafforza legami, genera ricatti, consolida alleanze. La sessualità non è solo mercificata, ma trasformata in capitale politico e sociale.
È questo, più ancora delle singole responsabilità penali, l’elemento che reputo maggiormente disturbante e che il caso Epstein porta alla luce.
Il quadro che vedo emergere da quella melma di documenti e fotografie, parla di un’élite globale sempre più separata dal resto della società: è una casta che si percepisce come intoccabile e che costruisce i propri rituali di potere su simboli estremi.
C’è in questo scandalo una tendenza che a me è abbastanza chiara: le èlite hanno creato un sistema che seleziona pochi, potentissimi, e li salva. Il resto del mondo viene lasciato ai margini. Un modello "Marchese del Grillo" ma su scala globale!
Il ruolo del movimento Me Too
In questo scenario, il ruolo delle donne e delle vittime rischia costantemente di essere rimosso.
Anche quando le accuse emergono, la loro testimonianza viene messa in discussione, sospesa, archiviata perché poco credibile, poco dimostrabile, poco importante!
Serve un lavoro politico perché la parola delle donne diventi pienamente ascoltabile.
È qui che il movimento Me Too continua a svolgere una funzione sotterranea ma decisiva: non tanto nel mainstream mediatico, spesso impermeabile o addirittura ostile, quanto nel lento e continuo scavo dell’opinione pubblica e delle coscienze.
Conclusioni
Il caso Epstein, allora, non è solo un affare giudiziario né un archivio di scandali: è uno specchio che riflette una forma di potere fondata sull’impunità, sul controllo dei corpi e su una sessualità elevata a segno distintivo dell’élite.
Guardarlo davvero significa smettere di contare i nomi e iniziare a interrogare il sistema che li tiene insieme.
Dove consultare gli Epstein Files
Gli Epstein Files di cui tanto si parla, pubblicati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti nell’ambito dell’Epstein Files Transparency Act, sono consultabili direttamente sui siti ufficiali del governo USA e su alcune piattaforme di consultazione create a partire dai materiali pubblici. Ecco alcuni dei link:
Fonte ufficiale (Dipartimento di Giustizia USA):
Pagina con i dataset rilasciati (“DOJ Disclosures”):
Da questa sezione è possibile scaricare o visualizzare i dataset contenenti milioni di pagine di documenti, immagini, video e altri materiali, in gran parte in formato PDF o archivi compressi. Vi consiglio di prepararvi, magari con un po' di training autogeno, perché alcuni contenuti sono abbastanza raw.
Comunicazione ufficiale sul rilascio dei file:
Strumenti di consultazione non ufficiali
Alcuni siti indipendenti hanno creato interfacce di ricerca per rendere più agevole l’esplorazione dei documenti pubblici:
(Si tratta di strumenti non governativi che rielaborano materiali già pubblici; contenuti e disponibilità possono variare nel tempo).
Attenzione
I file possono contenere materiale sensibile e documenti parzialmente oscurati per tutelare le vittime. La consultazione richiede attenzione e consapevolezza del contesto giudiziario e umano cui si riferiscono.
Buona lettura.
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