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L'ELMO DI SCIPIO

un romanzo scritto con l'inchiostro della memoria

Una breve anticipazione del primo capitolo del romanzo

(giovedì 20 febbraio 1980, primo pomeriggio)

 

I venti gradi fuori stagione di quel febbraio e il libeccio che scuoteva le persiane e piegava verso nord-est i rami degli alberi, soffocavano Cagliari da giorni avvolgendola in una cappa di torpore.

Quell’aria densa, nonostante il vento, induceva una fastidiosa sonnolenza, quasi fosse un giugno caduto in pieno inverno.

Persino i cagliaritani, abituati a respirare la sabbia portata dal deserto libico, si ritiravano in casa nelle ore più calde, sfuggendo a quell’atmosfera appiccicosa che ammorbava strade e vicoli.

Appena sceso dal filobus numero cinque, alla fermata di Piazza Jenne, attraversai l’assolata distesa di basole grigie ricoperte dai coriandoli e dalle stelle filanti che la sera prima avevano colorato la sfilata di carnevale del Re Cancioffali. In lontananza risuonavano ancora i tamburi de sa Ratantira, quella marcetta ossessiva e festosa scandita da piatti e grancasse, che da sempre accompagnava il carnevale cagliaritano.

M’infilai velocemente in via Azuni, con la sacca a tracolla che sbatteva sull’anca.

Poi, superata la chiesa di Sant’Anna, a passo spedito imboccai una di quelle stradine ripide che portano verso il San Giovanni di Dio, l’ospedale civile della città.

In quel silenzio pomeridiano governava il vento. Con umide folate s’incanalava tra le viuzze di Stampace, lasciando dietro sé una scia lucida sui muri. Camminavo tra odori di cucina e voci di tv accese, sbirciando nei bassi, le case al piano terra con la porta sempre spalancata sulla strada.

Da lontano, a spezzare il tiepido silenzio pomeridiano, giungevano echi confusi di sirene della polizia, o forse erano vigili del fuoco, e clacson nervosi.

Il vento continuava a sferzava il vicolo. Chiusi gli occhi e affondai le mani in tasca, accelerando il passo.

Intravedevo già, lassù in cima, dove la viuzza annunciava una curva verso sinistra, la sagoma del portone chiaro e massiccio della casa di Carlo.

Quando fui di fronte alla pulsantiera del citofono, pigiai su «Ragionier Sanna» più volte di seguito imitando il motivo di «Ammazza la mosca col flit». Era il mio segnale di riconoscimento.

"

Lo trovate in tutte le librerie del regno (se non lo trovate potete ordinarlo al vostro libraio e arriverà in due giorni), oppure potete ordinarlo online

© 2026 by Angelo Soro 

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