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U.A.C. BAMBINI SOLI DAVANTI ALLA LEGGE

  • Immagine del redattore: Angelo Soro
    Angelo Soro
  • 27 lug 2025
  • Tempo di lettura: 7 min

Il dramma giudiziario degli Unaccompanied Alien Children negli Stati Uniti all’epoca di Trump




Sono soli, spesso traumatizzati, senza genitori né avvocati che li difendano.

Hanno pochi anni, parlano solo la lingua del loro paese d'origine e si trovano davanti a un giudice dell'immigrazione negli Stati Uniti per difendersi da un'espulsione.

E in oltre la metà dei casi non hanno rappresentanza legale, nessuno che spieghi loro cosa sta accadendo, nessuno che li protegga.

I tribunali dell’immigrazione non sono tribunali veri e propri nel senso tradizionale del termine: sono strumenti amministrativi del governo preposti a giudicare sulla permanenza o meno di uno straniero negli Stati Uniti.

E, proprio per questo, non garantiscono molti dei diritti fondamentali che si applicano nei processi penali; pertanto un immigrato, anche un bambino, può comparire da solo davanti a un giudice dell’immigrazione senza l’assistenza di un avvocato, anche se non capisce la lingua e le accuse mosse a suo carico.

Valgono quindi le regole della procedura civile, che non garantiscono gli stessi diritti in termini di prove, appello o protezione costituzionale.

Un sistema che non è evidentemente progettato per essere equo quando si tratta di persone vulnerabili, come minori, rifugiati o chi ha subito traumi.

Tra il 2005 e il 2017, il 36% dei minori non accompagnati non ha ricevuto alcuna rappresentanza legale durante i procedimenti dinanzi ai tribunali dell’immigrazione (qui).

I dati mostrano conseguenze davvero drammatiche, con circa il 90% dei bambini non assistiti che ha ricevuto un ordine di deportazione, mentre solo il 21% di quelli rappresentati sono stati rimandati nel loro paese di origine (qui).

La presenza di un difensore, come è facile intuire da questi dati, influisce profondamente sull’esito del procedimento.


L'effetto Trump e il taglio dei fondi

Nel 2024 solo il 56% dei casi pendenti riguardanti minori non accompagnati aveva un avvocato (qui i dati).

Nel periodo più recente, con l’avvento dell’amministrazione Trump, il programma dell’Executive Office for Immigration Review (EOIR) è stato fortemente ridimensionato o ostacolato.

L’EOIR, un’agenzia del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti che gestisce i tribunali dell’immigrazione, accredita singoli rappresentanti legali non avvocati (ad esempio, operatori di ONG formati) per rappresentare legalmente migranti e richiedenti asilo davanti ai tribunali dell’immigrazione, inclusi i minori non accompagnati.

Con i tagli della nuova amministrazione, si registrano enormi ritardi nelle approvazioni di nuove organizzazioni o rappresentanti e, per complicare ulteriormente una situazione molto delicata, vengono revocati o non rinnovati gli accreditamenti.

A ciò si aggiungono i tagli ai fondi federali destinati a supportare il lavoro delle ONG coinvolte.

Queste restrizioni hanno ridotto drasticamente il numero di professionisti legali disponibili per assistere i minori migranti, contribuendo all’attuale crisi di rappresentanza nei tribunali dell’immigrazione.

Come riporta il sito dell’Associated Press “ [...] Le organizzazioni affermano che i bambini sono a rischio perché l'amministrazione Trump ha sospeso un programma chiave nella tarda serata di martedì (18 febbraio 2025 - ndr), ordinando all'Acacia Center for Justice e ai suoi subappaltatori di interrompere immediatamente il contratto da 200 milioni di dollari per fornire rappresentanza ai bambini che entrano nel Paese da soli.

Daniela Hernandez, un avvocato specializzato in immigrazione che fornisce servizi legali gratuiti a circa 60 bambini a Pasadena, in California, ha dichiarato mercoledì durante una conferenza stampa che alcuni dei suoi clienti, di appena 2 anni, avranno udienze in tribunale già venerdì.

«Cosa dovrebbe fare questa cliente di due anni senza il suo avvocato?», ha detto. «Chi parlerà per lei in tribunale? Chi spiegherà a lei e a tutti gli altri nostri clienti in affidamento, che non solo non hanno nessuno, né un adulto negli Stati Uniti che si prenda cura di loro, che ora dovranno affrontare da sole un sistema di immigrazione legale molto complesso?» [...]”


Conseguenze devastanti

I bambini privi di rappresentanza subiscono conseguenze sproporzionate”, scrive Erica Bryant sul sito di Vera, una organizzazione nazionale fondata nel 1961 che collabora con diverse comunità affinché le persone più fragili non finiscano in carcere o nei centri di detenzione per immigrati a causa della loro condizione sociale.

La Bryant afferma, dati alla mano, che la presenza di un avvocato rende sette volte più probabile l'ottenimento di un esito favorevole.

Destano molta preoccupazione anche le iniziative del governo per accelerare i tempi dei processi attraverso le "rocket dockets".

I cosiddetti “dossier razzo” o “procedimenti razzo”, sono una pratica che spinge affinché i procedimenti di immigrazione vengano calendarizzati a pochi giorni o settimane dall’arrivo degli immigrati negli USA.

Le udienze durano pochi minuti, spesso senza la presenza di un avvocato. Non c’è tempo per raccogliere prove né preparare una difesa.

L’obiettivo, neanche troppo velato, non è valutare nel merito ogni caso, ma smaltire rapidamente il carico giudiziario; la pratica viene usata soprattutto per scoraggiare l’immigrazione irregolare e per dare un messaggio di “tolleranza zero”.


Il problema degli “sponsor”

Parallelamente all’irrigidimento del governo volto a limitare le disponibilità economiche delle ONG che offrono assistenza legale ai migranti, la Immigration and Customs Enforcement (I.C.E.), la controversa agenzia federale incaricata dell’applicazione delle leggi sull’immigrazione, ha intensificato le visite domiciliari a sorpresa a minori non accompagnati e ai loro sponsor.

Per sponsor si intendono le famiglie che si offrono di accogliere un minore straniero non accompagnato dopo il suo rilascio dalla custodia dell’Office of Refugee Resettlement (ORR), l’ufficio federale del Department of Health and Human Services (HHS) incaricato di gestire l’accoglienza, la protezione e il reinsediamento delle persone vulnerabili.

Abbiamo tutti ben impresse le immagini, circolate sui social, degli agenti dell’ICE: armati, mascherati, decisi, mentre ammanettano persone e le caricano su auto senza insegne.Le visite domiciliari da parte di personale dell’ICE aumentano il trauma, l'ansia e la paura tra i minori e le famiglie sponsor, suscitando preoccupazioni riguardo ai diritti, al benessere e a una improvvisa e temuta separazione del minore dal nucleo che lo ha accolto.

Sotto l’amministrazione Trump gli sponsor sono stati de facto trasformati, da figure di supporto a potenziali bersagli dell’applicazione delle leggi sull’immigrazione.

Già nel nel 2018, durante il primo mandato di Trump, un memorandum d’intesa (MOU) tra il Department of Health and Human Services (HHS) e il Department of Homeland Security (DHS) stabiliva che i dati raccolti dall’ORR sugli sponsor (nome, indirizzo, stato migratorio) venissero automaticamente condivisi con ICE.

In buona sostanza, anche chi si offriva come sponsor o viveva nella stessa casa del minore veniva schedato, dunque chiunque si facesse avanti rischiava l’arresto e l’espulsione se non era in regola con i documenti.

Dal 2019, l’HHS ha iniziato a richiedere test del DNA per confermare il legame familiare tra minore e sponsor, allungando i tempi di rilascio dei bambini e intimidendo gli sponsor privi di documentazione che attestasse la loro presenza legale nel Paese.

Secondo un report del Brennan Center, nel 2018 l’ICE ha arrestato circa 170 potenziali sponsor, molti dei quali parenti dei minori.

In alcuni casi, lo sponsor è stato deportato, mentre il minore restava in custodia federale.

Anche se il memorandum del 2018 è stato revocato nel 2021 sotto la presidenza Biden, la paura è rimasta. Oggi uno sponsor può essere sottoposto a controlli penali, fiscali e migratori e rischia la deportazione.

The Guardian in un recente articolo ha sottolineato quanto l’amministrazione Trump stia aggravando il problema dei minori non accompagnati, “[...] rendendo estremamente difficile per i parenti ottenere la custodia dei bambini ospitati nelle strutture dell’ORR. Secondo le nuove politiche introdotte a gennaio (2025 - ndr), chiunque voglia farsi carico di un minore non accompagnato deve soddisfare stringenti requisiti, tra cui test del DNA obbligatori e una documentazione più rigorosa. È diventato quasi impossibile per le persone prive di documenti ottenere la custodia dei propri figli.

In una causa intentata contro queste politiche, i gruppi per i diritti civili hanno dichiarato che i «cambiamenti hanno portato alla separazione di bambini dalle loro famiglie affettuose in tutto il paese, mentre il governo nega il rilascio e prolunga inutilmente la loro detenzione» [...].

A causa di queste inefficienze e della crescente paura tra gli sponsor, molti minori rimangono bloccati nelle strutture dell’ORR per settimane o mesi, non per motivi legali, ma per l’assenza di persone che si facciano avanti.

Un audit del 2019 rilevava un aumento del 50% nella durata media della detenzione dei minori, correlato a politiche di screening degli sponsor più rigide, che hanno fatto diminuire il numero di persone disposte a farsi avanti per prendere in affidamento temporaneo i minori non accompagnati.

All’inizio del 2025 alcune organizzazioni regionali segnalavano, che circa 4.096 minori erano ancora in custodia presso il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS), con una permanenza media di 36 giorni: un allungamento rispetto agli standard previsti.


Verso una riforma possibile?

Diverse organizzazioni umanitarie e membri del Congresso stanno spingendo per una legge federale che garantisca avvocati d’ufficio ai minori non accompagnati nei procedimenti civili.

Sul fronte legislativo, il Congresso degli Stati Uniti ha introdotto una proposta concreta per garantire l’assistenza legale pubblica ai minori non accompagnati nei procedimenti di immigrazione:

The Fair Day in Court for Kids Act of 2025”, introdotta dal Senatore Edward Markey insieme alla Senatrice Mazie Hirono e altri colleghi, prevede che l’HHS (Department of Health and Human Services) fornisca un avvocato gratuito ai minori non accompagnati, se non ne hanno già uno a proprie spese.

L’assistenza verrebbe garantita sin dalla prima udienza e durante tutto il procedimento, anche se il minore compie 18 anni prima della sua conclusione. Inoltre includerebbe l’obbligo di informare il bambino, entro 72 ore, del suo diritto alla rappresentanza e l’istituzione di linee guida nazionali basate sugli standard professionali dell’American Bar Association (ABA), la più grande associazione professionale di avvocati negli Stati Uniti, e una delle più influenti a livello globale nel settore della giustizia e del diritto.

Questa proposta rappresenta un passo cruciale verso l’adozione di un sistema che garantisca equità e tutela dei diritti per i minori migranti. La battaglia è apertissima, con sostenitori che vedono nella misura non solo una questione legale, ma un imperativo morale.

Al momento, purtroppo, il dibattito è bloccato tra chi difende la sovranità degli USA e chi reclama i diritti fondamentali dei minori.

La domanda resta aperta: in una democrazia avanzata, può un bambino di due anni affrontare da solo un tribunale?


Creative Commons – CC BY-ND 4.0

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