Wero, un circuito europeo per i pagamenti elettronici
- Angelo Soro
- 17 feb
- Tempo di lettura: 3 min
L’Europa vuole ridurre la dipendenza da Visa e Mastercard. Ecco come.

Premessa
Per anni, l’infrastruttura dei pagamenti digitali in Europa ha avuto un cuore prevalentemente americano. Ogni volta che paghiamo con carta, nella maggior parte dei casi, stiamo passando attraverso i circuiti di Visa o Mastercard.
Ora l’Europa sta provando a cambiare questo equilibrio.
Non con una rottura improvvisa, né con un’uscita dai circuiti internazionali, che restano centrali nei pagamenti con carta, ma con una strategia graduale di integrazione e autonomia. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la sovranità europea nel settore dei pagamenti digitali, riducendo le dipendenze strutturali dall’esterno.
Cosa trovi nel post:
Il piano: integrazione prima, sostituzione (forse) poi
Il fulcro di questa strategia è la European Payments Initiative (EPI), un consorzio sostenuto da grandi gruppi bancari europei.
L’idea non è creare da zero un sistema unico europeo, ma integrare e rendere interoperabili quelli già esistenti nei vari Paesi.
Oggi, infatti, molte nazioni hanno sviluppato con successo soluzioni di pagamento digitale domestiche:
Bizum in Spagna
Bancomat in Italia
MB Way in Portogallo
Vipps MobilePay nei Paesi nordici
Questi sistemi funzionano molto bene a livello nazionale, soprattutto per i pagamenti istantanei tra privati (P2P). Il problema è che non “parlano” tra loro.
L’EPI sta lavorando proprio su questo: creare interoperabilità transfrontaliera.
In concreto, significa che se usi un’app italiana per inviare denaro (ad esempio Bancomat Pay) e vuoi mandare soldi a qualcuno in Spagna che utilizza Bizum, non sarà necessario avere la stessa app. I due sistemi si collegheranno automaticamente, permettendo il trasferimento senza problemi.
Un’infrastruttura europea sopra le infrastrutture nazionali.
Wero: il portafoglio digitale europeo
Parallelamente, l’EPI ha programmato il lancio di Wero, un portafoglio digitale paneuropeo.
La strategia è progressiva:
Fase iniziale: pagamenti istantanei tra privati (P2P).
Estensione successiva: pagamenti online per acquisti.
Fase finale: pagamenti in negozio (in-store).
Secondo le roadmap pubbliche del progetto, l’estensione dei servizi dovrebbe avvenire tra il 2026 e il 2027, compatibilmente con l’adesione degli istituti bancari e con l’evoluzione tecnica delle piattaforme.
Non è un percorso immediato, né garantito. Il successo dipenderà da tre fattori chiave:
adesione delle banche;
adozione da parte degli utenti;
integrazione tecnica senza attriti da sistemi diversi.
Non è una “guerra” agli Stati Uniti
È importante chiarirlo: questo progetto non comporta l’uscita dai circuiti internazionali.
Visa e Mastercard restano oggi fondamentali nei pagamenti con carta in Europa.
L’obiettivo non è sostituirli dall’oggi al domani, ma ridurre il rischio sistemico derivante da una dipendenza quasi totale da infrastrutture esterne.
Il progetto si inserisce in un quadro politico più ampio in cui le istituzioni europee parlano sempre più di “autonomia strategica”, anche in ambito digitale e finanziario.
Autonomia significa:
maggiore controllo sulle infrastrutture;
governance europea dei dati;
definizione interna degli standard tecnologici;
resilienza in caso di tensioni geopolitiche.
Più che una rottura con gli Stati Uniti, si tratta quindi di un tentativo di riequilibrio.
Diversificare le infrastrutture di pagamento significa aumentare la capacità di risposta del sistema europeo a shock esterni di natura politica, economica o tecnologica.
La vera posta in gioco
I pagamenti non sono solo una questione tecnica.
Sono un’infrastruttura critica!
Chi controlla le reti di pagamento controlla flussi finanziari, dati, standard e, in ultima analisi, una parte rilevante del potere economico.
Con l’European Payments Initiative e Wero, l’Europa sta cercando di costruire una seconda gamba su cui appoggiarsi.
Non per rompere con gli Stati Uniti.
Ma per non dipendere esclusivamente da loro.
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