La Spagna di Sánchez: il miracolo economico che non risolve tutto
- Angelo Soro
- 22 mar
- Tempo di lettura: 11 min
Aggiornamento: 23 mar
La ripresa spagnola non è caduta dal cielo

La Spagna cresce, i dati lo confermano, ma la storia vera è più complicata di così. Turismo da record, immigrazione e fondi europei hanno alimentato una ripresa concreta. Eppure quasi un giovane su tre è disoccupato, gli affitti crescono cinque volte più in fretta dei salari, e milioni di persone faticano ad arrivare a fine mese. Il tutto mentre un governo di minoranza non riesce ad approvare una legge di bilancio. Non è il paese in crisi di dieci anni fa, e va meglio dei partner europei (Italia compresa) ,ma nemmeno il miracolo economico che qualcuno racconta.
Premessa
La Spagna è di recente entrata prepotentemente nel dibattito pubblico italiano, e non solo, grazie alle scelte di politica estera del governo Sánchez.
Il clamoroso rifiuto opposto all'uso delle basi militari spagnole da parte degli Stati Uniti, impegnati nel conflitto in Medio Oriente, ha proiettato il Paese in una delle numerose liste nere di Trump.
Nel frattempo, chi prima d'ora non aveva mai rivolto lo sguardo verso la penisola iberica si è ritrovato a scoprire una Spagna trasformata: un vero e proprio fenomeno economico che, a differenza della gran parte dei suoi vicini europei, continua a crescere senza apparenti cedimenti.
Seguo da tempo questa evoluzione, mosso da due ragioni.
La prima è culturale: sento quella civiltà straordinariamente vicina alla nostra.
La seconda è una sincera curiosità per le politiche economiche che, in un modo o nell'altro, provano a mettere in discussione il modello capitalista dominante.
Per questo ho cercato di leggere la realtà spagnola da due angolazioni diverse: quella dei numeri, freddi e precisi, così come li restituisce la stampa internazionale, e quella di chi, per mestiere e passione, fa da sentinella alla letteratura spagnola contemporanea.
Il sorpasso europeo: i numeri della ripresa
Negli ultimi due anni la Spagna ha stupito l'Europa intera.
Nel 2024 il PIL spagnolo è cresciuto del 3,2%, tra i risultati più alti della zona euro, trainato dalla domanda interna solida, dal turismo record e dai fondi europei di ripresa, surclassando Germania, Francia e Italia (Euronews).
Per capire la portata del confronto: la Germania ha registrato una contrazione dello 0,2%, mentre Francia e Italia si sono fermate rispettivamente all'1,1% e allo 0,7% (Euronews).
Nel 2024 la Spagna ha completamente colmato il divario in termini di PIL pro capite che si era aperto con il resto dell'area euro durante la pandemia (Goldman Sachs).
Secondoidati della Commissione Europea, la crescita reale del PIL si è attestata al 2,9% nel 2025, mentre nel 2026 dovrebbe moderarsi gradualmente al 2,3% (Economy and Finance).
Le ragioni della crescita: turismo, immigrazione e fondi europei
La ripresa spagnola non è piovuta dal cielo: dietro ci sono tre ingredienti concreti.
Il primo è il turismo, che negli ultimi anni ha letteralmente travolto la Spagna nel senso migliore del termine. Nei primi undici mesi del 2024 sono arrivati quasi 94 milioni di visitatori stranieri, il 10% in più rispetto all'anno prima. Un flusso enorme, che oggi vale il 13,2% dell'intera economia del paese (Euronews).
Il secondo ingrediente è l'immigrazione.
La Spagna ha saputo trasformare l'arrivo di lavoratori stranieri in carburante per la crescita: oggi rappresentano il 14,4% di chi ha un impiego e nel 2025 hanno contribuito a quasi la metà, il 44%, dei nuovi posti di lavoro creati (OCSE).
Numeri che, secondo Goldman Sachs, hanno ampliato concretamente la forza lavoro disponibile nel paese.
Il terzo è l'iniezione di fondi europei del programma NextGenerationEU. Entro fine 2024 erano già stati assegnati 47,6 miliardi di euro tra appalti e sussidi, circa il 60% del totale disponibile a fondo perduto.
E non si tratta di soldi finiti nel nulla: un sondaggio della Banca di Spagna ha rilevato che quasi la metà delle imprese coinvolte non avrebbe investito senza quel supporto (Euronews).
Tre leve molto diverse tra loro, ma che insieme spiegano perché la Spagna oggi cresce più velocemente di quasi tutti i suoi vicini europei.
Il mercato del lavoro: record storici con una grande ombra
Sul fronte del lavoro, i segnali sono contrastanti, ma vale la pena guardare oltre le apparenze.
La buona notizia: il tasso di disoccupazione è sceso al 10,6% nell'ultimo trimestre del 2024, il livello più basso da sedici anni a questa parte, ovvero dal 2008 (CaixaBank Research).
Un risultato che fino a poco tempo fa sembrava quasi irraggiungibile!
Ma il quadro, a guardarlo da vicino, è un po' più complicato.
Quasi un giovane su tre è ancora senza lavoro: la disoccupazione giovanile si ferma al 26,6%, seconda peggiore in Europa dopo l'Estonia.
E anche tra gli adulti la situazione non è brillante: la Spagna resta il paese con il tasso di disoccupazione più alto di tutta l'UE, in un continente dove la media si ferma al 6,2% (Foundation for Economic Education).
C'è però un cambiamento strutturale che merita attenzione.
La riforma del lavoro del 2021 ha cercato di mettere fine a una delle piaghe storiche del mercato spagnolo: i contratti brevissimi, quasi "usa e getta", che per decenni hanno tenuto milioni di lavoratori in una condizione di precarietà cronica.
I risultati si vedono, anche se la strada è ancora lunga (Foundation for Economic Education).
La grande contraddizione: la crisi degli alloggi
C'è un paradosso che brucia più di tutti nella Spagna di oggi: l'economia va, i numeri crescono, ma trovare casa è diventato difficile e troppo costoso.
Gli affitti sono saliti del 14% in un solo anno, arrivando a una media di 13,29 euro al metro quadro.
Tradotto in pratica: un appartamento standard di 80 metri quadri costa ormai più di 1.060 euro al mese (Spanishpropertyinsight).
Il problema è che i salari non stanno tenendo il passo!
Nel 2024 sono cresciuti del 3,1%, portando lo stipendio lordo medio annuo a circa 27.060 euro. Sembra un progresso, finché non lo si mette accanto agli affitti, che nello stesso periodo sono aumentati quasi cinque volte più velocemente (Spanishpropertyinsight).
Nelle grandi città la situazione è ancora più estrema.
A Madrid e Barcellona, l'affitto può arrivare ad assorbire fino al 70% del reddito familiare.
Non un'eccezione: è una realtà quotidiana per centinaia di migliaia di persone.
Le conseguenze sociali si vedono chiaramente. Infatti i giovani spagnoli lasciano casa dei genitori in media a 30,4 anni, quasi quattro anni dopo rispetto alla media europea di 26,3.
E il tasso di emancipazione giovanile ha toccato il minimo storico: appena il 15,2% nella seconda metà del 2024, il dato più basso da quando si raccolgono queste statistiche, nel 2006.
Il governo Sánchez ha provato a correre ai ripari.
A gennaio 2025 il premier ha annunciato dodici nuove misure per il diritto alla casa, ammettendo però un ritardo strutturale difficile da ignorare: solo il 2,5% degli alloggi in Spagna è di edilizia pubblica.
Un dato lontanissimo dal 14% della Francia o dal 34% dei Paesi Bassi.
Povertà e disuguaglianza: progressi reali, problemi strutturali
Il governo spagnolo presenta numeri incoraggianti sulla povertà, e in parte sono reali.
Il tasso di povertà è sceso al 19,7% nel 2024, il valore più basso mai registrato, e la disuguaglianza misurata dall'indice Gini (una misura statistica che quantifica la disuguaglianza nella distribuzione del reddito o della ricchezza all'interno di una popolazione, dove il valore zero rappresenta l'uguaglianza perfetta) è calata da 33 punti nel 2018 a 31,2 nel 2024 (La Moncloa).
Progressi concreti, che sarebbe sbagliato ignorare.
Ma basta scavare un po' per trovare un quadro più complicato.
Il tasso di rischio povertà o esclusione sociale, un indicatore più ampio, che guarda anche a chi vive in condizioni precarie pur non essendo tecnicamente "povero", è rimasto praticamente fermo negli ultimi quattro anni, attorno al 26%, che in numeri assoluti significa circa 12,7 milioni di persone in una situazione critica.
Come ha osservato il quotidiano economico The Corner, la crescita macroeconomica non si traduce automaticamente in una vita migliore per le famiglie.
A pagare il prezzo più alto sono i giovani: chi ha meno di 30 anni presenta un tasso di povertà superiore al 30%, circa dieci punti in più rispetto agli anziani e il dato più alto tra tutte le fasce d'età (Statista).
C'è poi una frattura geografica che divide il paese in due realtà quasi opposte. In Andalusia il rischio povertà tocca il 34,7%; nei Paesi Baschi si ferma al 14,7% (INE).
In pratica: stessa nazione, mondi diversi.
Il nodo politico: un governo bloccato ma sopravvissuto
C'è un elemento che spesso sparisce dai radar quando si parla del boom spagnolo: il contesto politico in cui tutto questo è avvenuto.
Il governo Sánchez non è riuscito a far approvare la legge di bilancio né nel 2024, né (finora) nel 2025.
Il motivo è strutturale: la sua coalizione conta 152 seggi su 350, e per governare dipende dagli accordi con i partiti indipendentisti catalani e baschi (London School of Economics). Un equilibrio fragile, che rende ogni decisione una trattativa.
In questo senso, la crescita spagnola è un risultato ancora più sorprendente, ma anche più onesto da raccontare: è avvenuta in parte nonostante l'instabilità parlamentare, non grazie a essa.
Fernando Clemot: uno scrittore barcellonese a Madrid, sentinella della letteratura spagnola contemporanea

C'è un modo per capire davvero un paese che va oltre i dati del PIL, i sondaggi elettorali e le analisi degli economisti: è necessario parlare con chi quel paese lo abita, lo osserva e lo racconta ogni giorno.
Fernando Clemot è esattamente questo tipo di testimone.
Nato a Barcellona nel 1970, Clemot è uno degli scrittori spagnoli più riconosciuti nel campo del racconto e del romanzo.
La sua carriera letteraria è costellata di premi e riconoscimenti.
Come romanziere, il suo primo romanzo El golfo de los Poetas (2009) fu scelto per rappresentare la Spagna al First Novel Festival di Budapest nel 2010. Seguono poi El libro de las maravillas (2011), Polaris(2015) e Fiume (2021), che lo conferma come una delle voci più originali della narrativa iberica contemporanea.
Il suo ultimo lavoro, La reina de las aguas (Un viaje eterno por Roma), è uscito nel 2025 per La Línea del Horizonte.
Ma Clemot non è solo uno scrittore.
È anche un punto di riferimento nel panorama culturale spagnolo.
Dirige la rivista letteraria Quimera, una delle pubblicazioni di analisi e critica letteraria più longeve e autorevoli della Spagna, fondata nel 1980, e insegna scrittura creativa alla Escuela de Escritores di Madrid e alla Escola d'Escriptura de l'Ateneu Barcelonès. Ha insegnato anche all'Università Autonoma di Barcellona.
Con l'Italia ha un legame speciale e concreto: è il coordinatore in Spagna del Premio Energheia Europa, il prestigioso concorso letterario organizzato dall'associazione culturale Energheia di Matera, con il patrocinio della Regione Basilicata e la collaborazione dell'Ambasciata di Spagna in Italia.
Ogni anno partecipa anche al Corso Internazionale di Scrittura Creativa che si svolge a Matera, presso l'Università degli Studi della Basilicata.
Frenando è un ponte vivente tra due culture letterarie vicine e spesso troppo poco in dialogo.
È dunque da questa prospettiva privilegiata, quella di un intellettuale che scrive, insegna, dirige una rivista e tiene costantemente un piede in Europa, che ho voluto chiedergli come si vive davvero nella Spagna di oggi.
Non quella dei grafici sulla crescita del PIL o dei tweet politici, ma quella quotidiana: i giovani che non riescono a trovare casa, la polarizzazione che si ferma appena si esce dal dibattito mediatico, Sánchez visto dall'interno di un paese che lo ama e lo odia senza mezze misure.
Quello che segue è il risultato di una nostra breve conversazione.
Fernando, cominciamo con una domanda molto diretta: com'è davvero l'atmosfera che si vive in Spagna con il governo di Pedro Sánchez? Noti che il clima sociale è cambiato rispetto a qualche anno fa?
L'atmosfera politica è molto tesa. La destra spagnola domina i mezzi di comunicazione e riempie l'ambiente di fake news e realtà distorte ogni giorno. È un dialogo molto difficile. Il Governo si mantiene grazie a una coalizione e il clima è teso per questo. Quanto al clima sociale, potremmo dire che non è così negativo, nel quotidiano. Credo che la gente abbia saputo distinguere la politica dalla propria vita di tutti i giorni.
Sánchez è al potere dal 2018. Per te, il "fenomeno Sánchez" si spiega più per la sua capacità politica, per la sua abilità tattica o per la debolezza dei suoi rivali?
Sánchez è un politico di formazione, quasi cresciuto nell'accademia del PSOE. Ha molti anni di politica alle spalle e si è trasformato in un politico molto capace, con leadership e ben consigliato. Ha avuto rivali difficili e li ha sconfitti. Ha sviluppato una grande resilienza.
I numeri dicono che l'economia spagnola cresce più di quella di altri paesi europei. Ma nella vita quotidiana, si nota questa crescita? O rimane una buona notizia solo per i telegiornali?
C'è abbastanza lavoro, i salari aumentano e l'economia va bene da tempo: il problema restano gli affitti e il prezzo delle case. Questo è il grande problema della vita quotidiana.
Il mercato del lavoro sembra essere migliorato, ma i giovani a Madrid e nelle grandi città si sentono oggi più sicuri o continuano a vivere nella precarietà di sempre?
La situazione è migliorata un po', ma i giovani continuano a vivere fino a età molto avanzata con i genitori (trent'anni o più). Questo è sempre accaduto in Spagna, dove le persone si emancipano molto tardi. Il mercato del lavoro giovanile non è buono ed è abbastanza precario, ma sembra migliorare lentamente.
Il costo della vita - soprattutto quello degli affitti - quanto pesa in questo momento? È il grande tema sociale del momento?
Moltissimo. È il grande problema della Spagna. A volte arriva al 30 o al 40 per cento dello stipendio delle famiglie, e questo complica notevolmente le cose. Le case scarseggiano, specialmente nelle grandi città.
C'è ancora fiducia nel governo o si avverte piuttosto una certa stanchezza nei confronti di Sánchez e del PSOE? Cosa si respira nel tuo ambiente, cosa dicono i tuoi colleghi (se si può chiedere; altrimenti non importa)?
Sánchez viene adorato (dalla sinistra) o detestato (dalla destra). Ma nessuno nega che sia un politico di livello mondiale. Molto imprevedibile, ben consigliato e carismatico. Il governo di Sánchez è sembrato morire molte volte e ha sempre resuscitato. Ora sembra che stia accadendo di nuovo e che stia risorgendo.
La Spagna sembra avere una politica estera abbastanza indipendente. Come è stata vista la posizione di Sánchez nei confronti degli Stati Uniti, soprattutto dopo le ultime tensioni per le decisioni di Donald Trump sull'Iran? La gente apprezza quell'atteggiamento più autonomo o, specialmente dopo le ultime dichiarazioni di Trump, teme scontri inutili?
In generale, anche la gente di destra detesta Trump. Lo vede per quello che è: un tiranno ridicolo e vanitoso. Un pazzo e un pericolo per l'Umanità. La vedono così anche le persone che non votano Sánchez. È stato fatto un sondaggio e il 75 per cento della popolazione è contrario a questa nuova guerra e l'85 per cento è contrario a Trump.
La società spagnola è oggi più polarizzata di prima o, al contrario, è più pragmatica di quanto i media di solito mostrino?
È polarizzata, ma su temi che riguardano la sovranità nazionale o le aggressioni di personaggi indecenti come Donald Trump è abbastanza d'accordo, per il 75 per cento. In questo è pragmatica: in politica estera. Le discussioni riguardano temi nazionali.
Come scrittore, oltre che professore: che tipo di Spagna senti che sta venendo a galla? Una Spagna più sicura di sé o più fragile?
A me, con tutti i suoi problemi, piace il paese in cui vivo. Credo che nonostante le divisioni la gente riesca ancora a dialogare tra loro e sia d'accordo sulle cose fondamentali. Solo un partito si trova fuori da tutto questo: VOX, che chiede un passo indietro su tutti i progressi sociali degli ultimi quarant'anni. Questo è il 20 per cento della popolazione che è fuori da quel clima.
Se dovessi spiegare in poche parole la Spagna di oggi a un lettore italiano, cosa gli diresti?
Un paese abbastanza simile all'Italia in molte cose. Si vive bene. Buon clima, storia, tradizioni e il suo patrimonio migliore è la gente. In questo assomiglia molto all'Italia. Forse la differenza a favore della Spagna è che ha fatto grandi passi avanti su temi sociali negli ultimi anni, mentre l'Italia non dà la stessa sensazione.
Conclusione: una Spagna in bilico tra orgoglio e fragilità
La Spagna di Sánchez è un Paese che stupisce per i numeri macro e inquieta per le contraddizioni sociali.
È la miglior economia europea per crescita, ma anche quella con la disoccupazione adulta più alta dell'UE.
Ha il turismo record e l'immigrazione come motori, ma non riesce a costruire abbastanza case.
Ha ridotto la povertà estrema, ma un quarto della popolazione rimane a rischio di esclusione sociale.
Come direbbe il mio amico Fernando: "Si vive bene. Ma il grande problema resta la casa."
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